Baby rivoluzioni

Si può cominciare dalla fine? Sì, se parliamo di Alice Pyne.

Perché dire che “dopo anni di lotta contro un linfoma Hodgkin, non ce l’ha fatta” è riduttivo, sbagliato addirittura. Con la sua lista dei desideri condivisa su Twitter, ha conquistato e mobilitato personaggi famosi e gente comune da tutto il mondo, lanciando un’eco potentissima per i suoi polmoni da teenager.

Di resoconti dettagliati e commenti è pieno il Web, quindi mi limito a condividere una riflessione: aveva capito tutto, davvero. Capito che l’essenziale è fatto da piccoli traguardi concreti e grandi sfide di pensiero (e d’azione), dato loro un nome e un piano nero-su-bianco, così da poterlo condividere con la piccola cerchia degli affetti e, via via, in un circuito enorme di coscienza e collaborazione, di pietà e grazia (uso queste parole anche a rischio di cartellino giallo retorico).

Un progetto di felicità non solo personale, una rivoluzione dal basso verso l’alt(r)o che collega la storia di Alice alla campagna della coetanea Malala Yousafzai. Interrotta ma compiuta la prima, appena iniziata ma promettente la seconda. Dal cuore del Pakistan, una ragazzina di 15 anni si batte per l’alfabetizzazione delle sue coetanee, cioè per offrire alle future donne pakistane gli strumenti più affilati contro la violenza e la discriminazione. Pallottole e minacce non la spaventano. Non a caso, Change.org (la piattaforma di petizioni da 20 milioni di utenti) ha fatto di Malala un’eroina, sostenendo la sua candidatura al Nobel per la Pace; il primo ministro canadese Stephen Harper ha invitato tutti gli esponenti politici a firmare ed è già in ottima compagnia.

Riflessione numero due: qual è il segreto di queste due baby rivoluzionarie? Forse il fatto che entrambe affronterebbero il sogno di scambiare quattro chiacchiere con i Take That e quello di sensibilizzare la società civile con la stessa serietà e serenità. Con un briciolo di sfrontatezza e una strana forma di saggezza, alla faccia dei grandi e del loro fatalismo. Un’altra Alice (sarà il nome che ispira…), dalla pellicola visionaria di Tim Burton, sembra rispondere: una corazza forte e lucida, senza dimenticare tenerezza e fragilità.

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