“Consigli non richiesti”: Dammi 3 parole

C’era una volta uno scrittore che passava notti intere a riempire fogli bianchi, lasciandovi tracce di conoscenza, amore e caffè. C’era, sempre quella volta, un libro di carta, un’unità coerente di pagine e personaggi, che aspettava i soldi di un editore baffuto (!) e di un lettore occhialuto (!!) per essere reale, sfogliabile, acquistabile.

Beh, quella volta mi sa che non c’è più o, perlomeno, non come l’abbiamo conosciuta.
Cerchiamo di capire come fare “letteratura 2.0” in 3 parole:

1. SELF PUBLISHING

Per far circolare opere prime o di nicchia oppure troppo costose da produrre (es. fumetti, libri fotografici, racconti brevi), che tu sia Balzac o Fabio Volo (o entrambi, e sarebbe il caso di preoccuparsi…), puoi ricorrere all’autopubblicazione. Se scegli la strada dell’ebook, poi, risparmi spese di stampa e distribuzione, a tutto vantaggio dei lettori. Bisogna considerare, però, i costi di conversione in formato ePub e la necessità di ricorrere alla piattaforma dedicata oppure a Calibre se si vuole la compatibilità con il Kindle di Amazon.

Per farti un’idea, qui trovi una tabella comparativa delle principali piattaforme di self-publishing italiane e internazionali.

Qui, invece, un bel decalogo del self-publisher da classifica, con tanto di slogan (prego dalla regia britannica):

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2. LIBRI PUZZLE

Più parti e più mani per una sola opera. La scrittura collettiva è la sfida di THe iNCIPIT, piattaforma italiana di racconti interattivi online. Gli autori stanno al gioco e realizzano una storia in 10 episodi, ciascuno dei quali si conclude con una domanda a 3 opzioni. Il seguito è deciso dalla maggioranza ma anche un solo lettore può intervenire sugli episodi con pareri e proposte.

Interessante l’indice di gradimento (iNCIPOINTS) e la possibilità di integrazione social. Anche il sistema dei generi funziona.

3. LETTURE SOCIALI

Un libro, un divano, un gatto. E se la lettura non fosse solo un rito privato? In questa direzione si muove Bookliners, il social network dei bibliofili: si acquista un libro (pagandolo un terzo rispetto al fratello cartaceo) e lo si riempie di annotazioni, tutte da condividere e ridiscutere.

Ottimo se si tratta di saggi o manuali (all’insegna della chiarezza e del fact-checking), più complicato per le fiction (gli autori, narcisi incurabili, accetteranno le critiche?). Interessante il passaparola e la ricerca di “simili”.

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(C’è chi dice che quattro cervelli che lavorano insieme fanno zero. Se lo fanno così e gratis, una chance ai tipacci confusi del Wu Ming, pionieri della “letteratura 2.0”, la si può pure dare…).

 

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2 pensieri su ““Consigli non richiesti”: Dammi 3 parole

  1. bello bookliners! con un kindle o un ipad sarebbe perfetto… mi immagino tutti gli anni di università, se avessi potuto condividere i miei commenti sulla saggistica che ho letto! (forse sarei già in galera)

    insieme ai libri puzzle dovresti inserire 20 lines!

    • Grazie della dritta, dott.ssa Trallallera 🙂

      La condivisione di appunti e note nelle università americane è una realtà consolidata (qui un bel video: http://www.kno.com/features), da noi fatica per costi, tempi e mentalità…

      Se passa la polizia e mi chiede dei tuoi commenti sulla saggistica, io non so niente.

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